Il batterio Deinococcus radiodurans è sopravvissuto per un anno nello spazio

La lunga permanenza nello spazio influisce negativamente sulla salute umana. Ad esempio, l'astronauta americano Scott Kelly, che è stato a bordo della ISS per un anno intero, ha cambiato le sezioni terminali dei cromosomi: i telomeri e la microflora intestinale. Le sue ossa hanno perso parzialmente la loro densità, a causa della quale le gambe gli hanno fatto male tre mesi dopo il suo ritorno.

Nello spazio, le condizioni sono assolutamente incompatibili con la vita delle creature terrestri a causa della forte radiazione ultravioletta, del vuoto, degli sbalzi di temperatura e della microgravità. Tuttavia, un fatto così ovvio è stato negato dal batterio Deinococcus radiodurans, che è riuscito a sopravvivere dopo un anno su una piattaforma speciale al di fuori della ISS.

Cinque anni fa, un team internazionale è stato formato come parte della missione Tanpopo per sperimentare batteri incredibilmente sopravvissuti al di fuori del modulo Kibo giapponese.

All'inizio, i microrganismi disidratati sulla Terra venivano consegnati alla ISS e posti su una piattaforma speciale, completamente esposta all'influenza dell'ambiente spaziale. È vero, le cellule erano dietro una finestra di vetro che blocca la radiazione ultravioletta con una lunghezza d'onda inferiore a 190 nanometri.

Dopo un esperimento durato un anno così estremo, i batteri sono stati riportati sulla Terra, dove il livello dell'acqua in essi è stato completamente ripristinato e confrontato con i campioni di controllo. Il tasso di sopravvivenza dei batteri della ISS si è rivelato significativamente inferiore e i batteri sopravvissuti erano leggermente diversi dai loro parenti terrestri.

Un altro piccolo dettaglio scoperto dagli scienziati e che non possono ancora spiegare è che i batteri dallo spazio sono apparsi minuscole protuberanze sulla superficie. Inoltre, hanno aumentato il numero di alcune proteine ​​e molecole di mRNA.

I risultati di questi studi aiuteranno a comprendere la possibilità che i batteri benefici sopravvivano nell'ambiente extraterrestre e accompagneranno gli esseri umani nelle missioni interplanetarie.